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MOJA ROWA SS 2026 | DANCE! DANCE! DANCE!

By 28 Settembre 2025Storie

mojarowa.com

Milano, settembre. Una settimana della moda piena di esordi, col fiato corto delle notizie di geopolitiche che arrivano da fuori,  che bussano alle porte delle sfilate. In mezzo a tutto questo MOJA ROWA non si è messa in fila, non ha cercato la passerella: ha scelto un appartamento, un luogo domestico, trasformato in ballroom surreale. Niente inviti blindati, niente gerarchie di posto. Un evento che non alzava muri: accoglieva, invitava, lasciava entrare. Una silent disco di corpi, di silhouette, di sogni che si muovevano nell’aria.

DANCE! DANCE! DANCE! non era solo un titolo, ma un’esortazione a cedere al gioco. Gli abiti raccontavano infanzie mai finite, sogni a occhi aperti che non si vogliono correggere, il gesto di vestirsi come atto vitale, piccolo atto di resistenza. Una femminilità che non si lasciava fissare, oscillava: delicata, poi sfidante. Fragile, subito ribelle.

C’erano anche le scarpe, quelle di MORSICA, marchigiani con la stessa ossessione per il fare bene, piano, locale. Scarpe tagliate con linee contemporanee ma radicate in una terra, in un’idea di futuro che non scarta il passato.

Dietro il progetto ci sono Yelena Mojarova ed Edward Benedikt Sittler. La loro storia comincia negli uffici di Vivienne Westwood, passa dalla giungla del Messico, finisce — o forse riparte — a Gabicce Monte. È lì che hanno aperto le porte, raccontato. E in questo racconto c’è l’eredità di Vivienne: il pensiero libero, la libertà come pratica. Non stupisce che sia un progetto nato in Italia, il Paese a cui Westwood si è sempre legata per le sue produzioni.

MOJA ROWA mette in scena la moda come rito collettivo: un sogno che non si guarda da fuori, ma che ti risucchia dentro. Non solo vestiti, ma la possibilità di una comunità, il lusso fragile di sentirsi vivi, insieme.

Testo: Filippo Maria Disperati

Foto di Maya Lilian Kunz