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Lo scorso 2 luglio, Le Farmaciste hanno partecipato a MĪRĀBĬLIS: 2026 Istituto Marangoni Firenze Graduate Fashion Show, l’appuntamento annuale con cui gli studenti dell’Istituto Marangoni Firenze presentano le loro collezioni finali. Nella suggestiva cornice delle Sale del Ninfeo di Palazzo Corsini, la sfilata si è rivelata molto più di un semplice graduate show: un’esperienza immersiva capace di intrecciare moda, filosofia, scenografia e sound design in un racconto corale dedicato al tema del Sensibile.
MĪRĀBĬLIS rappresenta il capitolo conclusivo di un percorso concettuale iniziato con The Witness e proseguito con Textures. Per questa edizione, il punto di partenza è La vita sensibile di Emanuele Coccia, da cui nasce una riflessione sul rapporto tra immagine, percezione e meraviglia. Per il filosofo, il “sensibile” è ciò che si colloca tra il soggetto e il mondo, quello spazio invisibile che permette alle immagini di nascere, circolare e toccarci profondamente. È proprio da questa idea che prende forma il concetto di meraviglia evocato dal titolo dello show: un incantesimo generato dall’immagine, dalla percezione e dalla capacità della moda di costruire nuovi immaginari.
La scelta delle Sale del Ninfeo di Palazzo Corsini si è rivelata perfettamente coerente con questa visione. Gli affreschi illusionistici che raffigurano alberi e vegetazione trasformano gli ambienti in una foresta immaginaria, mentre la grotta con l’acqua corrente amplifica il senso di incanto. Non è la natura nella sua forma autentica, ma la sua manifestazione sensibile, una presenza mediata che vive nello spazio tra realtà e percezione. Il Ninfeo, luogo tradizionalmente dedicato alle ninfe, conserva ancora oggi quella dimensione di locus incantatus, un ambiente dove il confine tra mito, magia e contemporaneità sembra dissolversi.
Ad arricchire ulteriormente l’esperienza contribuisce la colonna sonora originale composta da Emiliano Zelada, tutor di Sound Design dell’Istituto Marangoni Firenze. Il sound design accompagna le collezioni senza sovrastarle, ma ne amplifica la forza evocativa, trasportando il pubblico in una dimensione sospesa dove anche l’ascolto diventa parte integrante della narrazione. Se l’immagine genera incanto, il suono ne approfondisce la percezione, immergendo gli spettatori in un universo in cui moda e sensi dialogano continuamente.
Tra le numerose collezioni presentate, alcune si sono distinte per maturità progettuale, qualità esecutiva e capacità di interpretare il tema della manifestazione.
Tra quelle che ci hanno maggiormente colpito troviamo EWE di Kendal Spitz, una collezione che unisce ricerca materica e costruzione sartoriale in un racconto delicato ma estremamente contemporaneo. Il progetto sviluppa un dialogo raffinato tra tradizione e innovazione, restituendo un linguaggio estetico coerente e personale.
Con THE PERFORMED SELF, Sara Peng affronta il tema dell’identità come costruzione performativa. Il guardaroba diventa il luogo in cui il sé si costruisce, si protegge e si espone allo sguardo degli altri. Le silhouette riflettono questa continua negoziazione tra autenticità e rappresentazione, dando vita a una collezione concettualmente solida e visivamente equilibrata.
Unexpected Armor di Monica Beduzzi rilegge il concetto di armatura trasformandolo in un elemento del quotidiano. Le strutture, i volumi e le costruzioni sartoriali raccontano una vulnerabilità che trova proprio nell’abito una nuova forma di protezione, con un equilibrio convincente tra sperimentazione e indossabilità.
Particolarmente convincente è anche I di Kangsan Lee, ispirata alla teoria della persona di Carl Gustav Jung, interpretata come un vero e proprio abito. Attraverso la sartoria, il designer racconta tre fasi — tensione, adattamento e rilascio — costruendo una narrazione in cui il capo evolve insieme al corpo. Centrale è l’impiego della tela crine di cavallo, materiale che si modella progressivamente grazie al calore, al movimento e alla postura di chi lo indossa, insieme a tessuti classici come lana, cashmere e gabardine di cotone. Una ricerca tecnica rigorosa che trasforma la sartoria in una metafora della costruzione dell’identità.
MĪRĀBĬLIS conferma come il Graduate Fashion Show dell’Istituto Marangoni Firenze sia ormai molto più di una semplice sfilata di fine anno. È un progetto culturale in cui ogni elemento — dalla riflessione filosofica alla scelta dello spazio, dalla musica alle collezioni — contribuisce a costruire una narrazione unitaria. In un panorama spesso dominato dalla velocità delle immagini, questa edizione invita invece a soffermarsi sulla loro natura e sul loro potere di incantarci.
Crediti
Testo: redazione FARMA 282
























