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Venezia, 3 luglio 2026. Arrivare a Venezia per Fashion at Iuav è, per noi di Farmaciste, un momento che oscilla sempre tra malinconia ed euforia. Forse perché alcune di noi hanno studiato qui, forse perché Iuav rappresenta ancora l’utopia di poter studiare moda nel sistema pubblico, sentendosi parte di un luogo che funziona e che, semplicemente, è bello vivere.
Arriviamo da Firenze con un FlixBus e il primo pensiero è inevitabile: «Dove andiamo a prenderci uno spritz?». La risposta arriva subito: il Rosso, in Campo Santa Margherita.
Ci sediamo e, dopo poco, ci accorgiamo che al tavolo di fronte ci sono Caterina e Ilaria, anche loro ex studentesse Iuav e, negli anni, contributor del nostro progetto FarmaZine. Le raggiungiamo e ci sediamo con loro. Uno spritz diventa due, poi tre, poi quattro. Tra i racconti di Caterina, appena rientrata da una residenza in Corsica, e quelli di Ilaria, che dopo alcuni anni a Milano si è appena trasferita in Veneto, il tempo vola. A un certo punto ci rendiamo conto che è ora di correre alle Terese, una delle sedi dell’Università Iuav di Venezia, dove sta per iniziare il Graduation Show di quest’anno.
Entrando nel chiostro dell’ex convento delle Terese veniamo avvolte da una luce rosa che richiama la grafica del running order, distribuito all’ingresso e curato da Gianni Sinni con Alessandra Rizza. In sottofondo risuona una melodia strumentale, un preludio sospeso a ciò che sta per accadere. In prima fila siede il designer belga Dries Van Noten, che ha scelto di vivere a Venezia e che ha recentemente inaugurato una fondazione in laguna. La sua presenza allo show è un segnale evidente della volontà di essere parte attiva della città, dialogando con le sue istituzioni e contribuendo a immaginarne i futuri possibili.
Lo show inizia quasi senza che ce ne accorgiamo, accompagnato dal crescendo della colonna sonora, che cattura lentamente tutta l’attenzione. Le collezioni che ci hanno colpito maggiormente per la ricerca sui materiali, la qualità delle lavorazioni e la solidità del concept, tra quelle del corso di Laurea Triennale coordinate da Mariavittoria Sergentini e Francesco Iacovino, sono: Enrica Dragun, con una collezione ispirata a Villa Incognito di Tom Robbins; Gabriele Guidetti, che con Badabum! Cha! Cha! rielabora le uniformi scolastiche degli anni Venti; Lena Antoniucci, che costruisce una collezione attraverso la stratificazione degli abiti presenti nel nostro guardaroba; Marco Colladon, con una collezione ispirata all’ossessione per le bambole; Mohammed El Aouach, la cui collezione, ispirata a The Emigrants di Winfried Georg Sebald, esplora l’esilio come spazio esistenziale sospeso tra memoria e trasformazione; Siria Vinattieri, con una collezione ispirata a Charlie and the Chocolate Factory di Tim Burton; e Zoe Mariani, che con Salotto27 esplora uno spazio immaginario fatto di dipinti, colori e luci.
Per quanto riguarda le collezioni del corso di Laurea Magistrale, coordinate da Judith Hohnschopp, Simone Mussat Sartor e Marco Marino, si distinguono: Daria Berisso, con una collezione ispirata al lavoro dell’artista Sophie Calle; Jessica Selvi, con la collezione Il rammendo è antisociale, composta da corsetti decostruiti che perdono la loro funzione originaria; Rebecca Costa, con la collezione The Script; Gabriele Veccari, con una collezione ispirata a Cronache Oracolari del Grande Tarallo Sovietico Adriatico; e infine Michele Morando con al collezione Siamo uomini o caporali? con Totò.
Anche quest’anno il sound design, curato da Rosachiavi, ci ha fatto sognare, creando costellazioni sonore che dialogavano con le collezioni e ne amplificavano l’immaginario. Il momento più intenso è arrivato nel finale, con Soldato di Little Tony Negri, un brano capace di trasportarci completamente dentro la sensibilità di una generazione di studenti e studentesse di moda che avverte sempre più il peso sociale e politico del tempo storico che sta attraversando. La canzone accompagnava l’ultima collezione in passerella, Siamo uomini o caporali? di Michele Morando, un progetto che prende le mosse dall’omonimo film di Camillo Mastrocinque con Totò, rielaborandone il messaggio in una riflessione contemporanea sui rapporti di potere, sul lavoro e sulla responsabilità individuale.
La chiusura dello show è stata uno dei momenti più emozionanti. Nella sfilata finale, ogni studente è tornato in passerella insieme alla propria collezione e ai modelli che la indossavano, mentre questi ultimi tenevano in mano un cartello con il nome del designer. Per un attimo siamo state catapultate dall’altra parte, in quel rito collettivo che conclude ogni sfilata di moda: il momento in cui tutta la tensione accumulata si scioglie e lascia spazio soltanto a una felicità incontenibile, condivisa da chi quel lavoro lo ha immaginato, costruito e finalmente mostrato.
Crediti
Foto: Camilla Merati
Testo: Filippo Maria Disperati






































































































