Firenze 15 giugno – Lunedì sera le Farmaciste sono state al Polimoda Graduate Show 2026, uno degli appuntamenti più attesi della settimana di Pitti Uomo 110. Un’edizione speciale che ha celebrato i quarant’anni della scuola fiorentina (1986-2026), trasformando la piazza antistante il Manifattura Campus della Manifattura Tabacchi in un grande palcoscenico dedicato alla creatività emergente. Con l’iconico edificio dell’orologio a fare da quinta scenografica, oltre cento look hanno raccontato il lavoro di venti giovani designer provenienti da tutto il mondo, al termine di un percorso formativo di quattro anni che trova nel Graduate Show il proprio momento culminante. Un progetto che conferma il ruolo di Polimoda come ponte tra formazione e industria, dove la sperimentazione creativa incontra una concreta preparazione professionale. Particolarmente significativa, in questa edizione, la presenza di Luke e Lucie Meier, tornati nella scuola dove si sono formati e conosciuti venticinque anni fa per seguire gli studenti insieme al direttore Massimiliano Giornetti, ad An Vandevorst e alla faculty internazionale. Una mentorship che ha contribuito a rafforzare il dialogo tra ricerca, progettualità e visione industriale. Tra le collezioni presentate, alcune si sono distinte per la capacità di coniugare ricerca sui materiali, profondità narrativa e una sensibilità contemporanea capace di dialogare con le esigenze del mercato attuale.
Tra queste, Hot Nerds di Isabella “Zaz” Alvarino (USA), dedicata all’amico scomparso Jay, ha colpito per l’equilibrio tra costruzione sartoriale e rilettura dell’eredità maschile. Un lavoro intimo e personale che riesce a trasformare il racconto autobiografico in un linguaggio universale.
Tra le collezioni maschili più convincenti, SUN IS HIGH SO AM I di Aaron Dillworth (USA/Giamaica) ha saputo raccontare il legame con Miami e con la Giamaica attraverso un guardaroba spontaneo, solare e autentico, mentre Emily Horton (USA), con Being Jew…ish, ha affrontato il tema dell’identità e dell’appartenenza intrecciando codici sportivi e tradizione culturale in una narrazione originale e contemporanea.
Di grande impatto anche The Parajanov Street di Lusine Mkrtchyan (Armenia), omaggio al regista Sergei Parajanov, che traduce il suo immaginario cinematografico in una collezione intensa e poetica, ricca di riferimenti cromatici e formali.
Tra i progetti più maturi dal punto di vista commerciale si distingue Unlearning Neutral di Jakob Nittmann (Austria), che recupera la ricchezza cromatica del menswear settecentesco reinterpretandola attraverso silhouette contemporanee, ricami e stampe storiche. Un lavoro che dimostra come il recupero della tradizione possa diventare una proposta estremamente attuale.
Molto convincente anche Ab Umbra Lumen di Lucia Romagnoli (Italia), una riflessione sull’emersione dall’ombra e sulla costruzione della propria identità. Le silhouette ispirate agli anni Settanta e i dettagli floreali tridimensionali accompagnano un percorso di affermazione personale espresso con sensibilità e coerenza.
Nel menswear, Cool Back Home di Jirat Jitdee (Thailandia) ha offerto una lettura fresca e ironica delle sottoculture giovanili thailandesi, attraverso proporzioni alterate e riferimenti pop, mentre Evelina Kryvopust (Ucraina), con UN, ha costruito una narrazione sofisticata intorno alla figura dell’insegnante di pianoforte, esplorando il rapporto tra disciplina, controllo e desiderio.
Infine, Souvenirs of Wandering di Victor Brial (Réunion, Francia) ha trasformato il viaggio verso l’isola natale in una collezione fatta di materiali tattili, volumi morbidi e suggestioni emotive, confermando come il tema della memoria continui a rappresentare una delle chiavi più interessanti della nuova generazione di designer.
A rendere ancora più immersiva l’esperienza dello show è stata la colonna sonora curata da Frédéric Sanchez, da sempre maestro nel costruire paesaggi sonori capaci di amplificare il racconto delle collezioni. Attraverso una selezione di tracce tratte dai film di Rainer Werner Fassbinder e dalla memorabile colonna sonora di Metti, una sera a cena di Ennio Morricone, Sanchez ha creato una trama musicale intensa e stratificata che ha accompagnato l’intera sfilata. La musica non ha fatto soltanto da sfondo, ma ha contribuito a mettere in relazione le diverse visioni creative, rendendo ancora più percepibili le costellazioni di riferimenti culturali, memorie personali e immaginari che attraversavano le collezioni. Un elemento capace di rafforzare la dimensione emotiva della serata e di restituire unità narrativa.
Crediti
Foto: Polimoda
Testo: Filippo Maria Disperati
































