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Nell’evocativo chiostro dell’Abbazia di San Lorenzo ad Aversa, sede del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, il giorno 16 luglio, si è tenuta l’ormai consolidata sfilata di fine anno dei progetti selezionati dai corsi di Laurea Triennale in Design per la Moda e Magistrale in Design per l’Innovazione (curriculum Eco Fashion Design).
Quest’anno il progetto ha visto come brief comune, per i diversi corsi presenti nel piano di studi, la ri-progettazione dei capi death stock dell’azienda Yamamay che, attraverso la mediazione della sartoria sociale Prism, ha messo a disposizione il suo invenduto, affinché fossero attivate pratiche di upcycling per dare nuova vita a capi destinati al macero. Nasce così il progetto “YAMAMAY RELOADED”.
L’evento ha visto sfilare numerose collezioni realizzate dagli studenti, frutto di mesi di lavoro, studio e confronto interdisciplinare. Ogni capo è stato pensato come espressione di un’idea, di un linguaggio stilistico e di una visione personale.
Tra tutte le proposte presentate, tre collezioni in particolare hanno catturato l’attenzione per la loro capacità di distinguersi sia sotto il profilo concettuale che tecnico. Queste collezioni si sono fatte notare per l’originalità dell’idea progettuale alla base, per l’approccio innovativo con cui è stato affrontato il tema scelto e per l’utilizzo di tecniche di realizzazione non convenzionali o particolarmente evolute. Il risultato è stato un perfetto equilibrio tra ricerca estetica, funzionalità e sperimentazione dei materiali, a dimostrazione di come il design possa essere un potente mezzo di espressione culturale oltre che formale. In particolare, le capsule colletions: Bug – realizzata dagli studenti Alice Alfè, Alberto Pannullo, Maria Orefice, Palmira De Rosa e Teresa Compagnone – si è distinta per l’elaborazione di capi caratterizzati da sovrapposizioni e rilievi ispirati ai linguaggi dell’architettura. A questi elementi si è unita un’estetica ribelle, attenta alla funzionalità e all’influenza delle subculture.
Il progetto Bug è stato, inoltre, premiato dall’azienda Yamamay come miglior progetto, grazie alla sua capacità di sintetizzare in maniera efficace tutti i requisiti richiesti: originalità del concept, coerenza stilistica, innovazione tecnica, attenzione alla sostenibilità e visione commerciale.
Textile Soul – degli studenti Marco D’Antuono, Lorenza De Monte, Bartolomeo Gentile, Tullio Iandolo e Serena Polverino – si è distinta per un approccio concettuale forte, incentrato sul ciclo continuo di trasformazione e rinascita, ispirato al principio del “cradle to cradle”. In passerella, capi in maglieria – pensati come elementi trasformabili, genderless e multifunzionali – hanno mostrato una buona ricerca progettuale, soprattutto nella capacità di adattarsi a diversi usi, come borse, copricapi e indumenti, utilizzando non solo tecniche legate all’upcycling, ma anche di tintura naturale. La sfilata termina con un suggestivo capo realizzato dai tirocinanti che hanno partecipato all’organizzazione. L’abito si presenta come un vero manifesto dell’intero progetto in quanto è stato confezionato impiegando gli scarti dei tessuti utilizzati per creare tutti gli altri capi presentati in passerella.
Contemporaneamente al Fashion Show, nella biblioteca di Dipartimento, è stata allestita una temporary exhibition che ha messo in evidenza tramite materiali e sperimentazioni l’intero processo creativo alla base delle creazioni presentate in passerella.
Dai processi di decostruzione dei capi, agli esempi di tintura, manipolazione e di assemblaggio dei tessuti, fino alla realizzazione di schede tecniche e passaporti digitali, la mostra indaga la moltitudine di possibilità creative percorse dagli studenti, con lo scopo di attuare delle pratiche sostenibili e di riutilizzo dei prodotti di partenza, giunti ormai al termine del loro ciclo di vita.
Lavoro sinergico e collaborazione tra docenti, dottorandi e studenti di differenti corsi e livelli, hanno permesso di costruire preziosi momenti di condivisione e confronto, ponendo in luce riflessioni su tematiche quali l’impatto ambientale, le procedure di upcycling e di trasformazione di un capo, e aprendo a nuove possibilità di crescita e formazione per ciascuno.
Crediti
Foto: Amedeo Benestante
Testo: redazione FARMA 282 con Andrea Chiara Bonanno, Luigi Chierchia e Raffaele La Marca













