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Fashion at Iuav 2025 | BA+MA Graduation Show

By 7 Luglio 2025Storie

www.iuav.it | @iuav_moda  | @iuav_fashion

Per raccontarvi cos’è stato “Fashion at Iuav 2025”, l’evento annuale organizzato per presentare le migliori collezioni delle laureande e dei laureandi del corso di laurea triennale in Design della moda e del corso di laurea magistrale in Moda dell’Università Iuav di Venezia, non possiamo limitarci a copiare un comunicato stampa o estrapolare parti della pubblicazione cartacea che, negli anni passati, accompagnava l’evento. Quella pubblicazione era un oggetto pensato per disseminare l’operato dei corsi di moda e lasciare agli ospiti uno strumento concreto per sedimentare quanto visto, un supporto per riflettere a posteriori.

Noi “farmaciste” di FARMA 282, che ci siamo formate in questa università e abbiamo avuto la possibilità di frequentarla assieme ai docenti e ai professionisti che l’hanno resa il luogo di pensiero critico e sperimentazione che è oggi, quest’anno più che mai sentiamo la necessità di fermarci a scrivere, condividere, ma soprattutto riflettere su ciò che abbiamo osservato la sera di venerdì 4 luglio nel chiostro dei Tolentini a Venezia.

Iniziamo con una premessa: l’anno scorso l’evento non si è tenuto, probabilmente anche a causa dei cambiamenti nella gestione e nella direzione dei corsi di moda e dell’università stessa. È stato un momento difficile, che docenti e studenti hanno attraversato insieme. E nonostante tutto quest’anno, in una sola settimana, docenti, studentesse e studenti hanno unito le forze e sono riusciti a organizzare il Graduation show, peraltro in un clima politico interno all’Ateneo molto complesso e segnato da tensioni. L’atmosfera che si percepiva in passerella era carica di attriti, ma anche di desiderio: desiderio di essere visibili, di raccontare, attraverso il linguaggio della moda, la complessità del tempo presente, un tempo torbido, instabile, segnato da profonde incertezze a livello globale. La regia di Alessia Prati e il sound design di Giovanni Lazzari / J Lamb e di Carlo Chiusi, in arte “rosachiavi”, ci hanno trasportato, aprendo portali verso le costellazioni create dalle collezioni delle studentesse e degli studenti, coordinati per il triennio da Mariavittoria Sargentini e per la magistrale da Judith Hohnschopp, in duo creativo con Simone Mussat Sartor.

Le collezioni che ci hanno colpito maggiormente per la loro capacità di raccontare il contemporaneo, attraverso la scelta dei materiali, delle forme e dei corpi che le hanno performate sono numerose. Per quanto riguarda il corso triennale, Matilde Salimei ha presentato Silver Springs, una collezione che nasce da una riflessione sulla memoria e sul tempo sospeso, incentrata sulla figura di una donna di famiglia la cui mente si rifugia nel passato, narrata attraverso il suo guardaroba. Errico Luigi Rapolla, con L’appuntamento – Veduta di Sala d’Attesa, ha esplorato la ricerca della perfezione e la trasformazione del sé, mentre Marco Livolsi, con Aegis, ha indagato i concetti di protezione, intimità e rifugio, trasformando i capi in veri e propri scudi per corpo, mente e spirito. Sophia Monterosso, in danza macabra, si è ispirata alla celebre frase di Martha Graham sulla “doppia morte” del danzatore, restituendo in passerella una riflessione intensa e corporea. Elia Lebbiano ha portato LATRINALIA, un progetto che esplora il bagno pubblico come spazio creativo, trasformato dagli interventi anonimi dei suoi visitatori. Syed Shah Saifullah ha invece proposto La tua nuova migliore amica, una collezione che esplora il senso di disconnessione dal proprio corpo, percepito come estraneo e in continuo mutamento. Guido Fronza, con Martiri iracondi, ha costruito una galleria di personaggi apparentemente innocui, che in risposta all’oppressione cercano vendetta. Infine, Laslo Testa ha presentato D20, un progetto autobiografico che attraverso l’upcycling recupera materiali trovati nella propria comunità rom, trasformandoli in una narrazione identitaria e personale.

Per quanto riguarda la magistrale, le collezioni che si sono distinte per intensità e potenza espressiva sono state altrettanto significative. Matilde Stangherlin ha presentato Quando sono grande, una riflessione sartoriale sull’identità in formazione, sospesa tra convenzioni e futuri immaginati. Vanessa Feroldi, con Feeling cute, might kill you later, ha proposto una collezione che affronta la “cutefication” di ciò che è minaccioso, trasformando temi come la guerra, le armi e gli abusi in elementi visivamente accessibili e “carini”, fondendo capi di ispirazione militare con un’estetica romantica, femminile e virale. Gaia Davini ha incantato con La magie du cirque, una collezione in cui ogni capo racconta un aspetto del mondo circense: la luce, le acrobazie, le identità che si trasformano.Yulin Zhang ha presentato Her name was Simulation; her body was never real, un lavoro in cui l’estetica fiabesca diventa la nuova norma dell’iperrealtà: la collezione prende ispirazione da chirurgia plastica, protesi bioniche, filtri digitali e ritocchi AR. Carlotta Muranella, con Glitched Utopia, ha immaginato un futuro iper-controllato, asfissiante, in cui ogni movimento è tracciato e la libertà è un’illusione; il paesaggio urbano viene distorto da telecamere e algoritmi invasivi. Infine, Gianni Mattarucco ha presentato Qui e ora, una riflessione sull’influenza culturale degli Stati Uniti sull’Italia contemporanea, osservata da chi quell’“America” idealizzata non l’ha mai vista di persona, ma la vive come un riferimento culturale, conscio o inconscio.

Lo show si è concluso con un’azione non programmata: un gruppo di studentesse e studenti ha posizionato al centro della passerella una bandiera della Palestina, realizzata con un patchwork di tessuti e materiali vari, seguita dalla lettura di una lettera di protesta politica indirizzata al Rettore dell’Università Iuav di Venezia. La contestazione riguardava la posizione dell’Ateneo sul conflitto israelo-palestinese. Il gesto ha spiazzato il pubblico, ma ha anche reso evidente come “il politico sia diventato personale” e come la moda – massima espressione della nostra individualità – possa oggi essere uno dei luoghi privilegiati per comunicare messaggi urgenti e politici, in quanto sistema forse più potente e incisivo di molte altre piattaforme. È importante costatare come l’Università Iuav di Venezia, rimanga una delle scuole di moda italiane più rilevanti, visto e considerato che negli anni è riuscita a costruire e mantenere un’estetica basata sull’idea della valorizzazione dell’imperfezione, di una “bellezza sgraziata”. Elemento che nasce dalla forza fondate dell’idea dell’Università come luogo che produce cultura prima che prodotti e si pone delle domande rispetto alla verità del presente.

Crediti

Foto: Ludivine Keller

Talent scouting: Maria Virginia Benvenuti

Testo: Filippo Maria Disperati